Tipicamente approfondimenti
Dobbiamo, prima di tutto, dare una definizione del concetto di tipicità dei prodotti e, tra le tante definizioni presenti in letteratura, quella che riportiamo risponde a canoni di semplicità e chiarezza:
“…un prodotto si può considerare tipico, quando in esso si realizza la concomitanza di alcuni fattori, che sono riconducibili alla loro cosiddetta memoria storica, alla
localizzazione geografica delle aree di produzioni, alla qualità della materia prima impiegata nella loro produzione, ed alle relative tecniche di preparazione” (Giardiello, 1995)
La memoria storica di un prodotto riguarda tutte le tradizioni collegate al prodotto stesso e, quindi, anche una presenza antica di tale prodotto nel territorio in cui le condizioni ambientali specifiche del luogo lo caratterizzano e lo rendono unico.
L’ultimo elemento che dà tipicità ad un prodotto, è la tecnica di preparazione, che assume poca importanza per i prodotti non trasformati, e molta per quelli trasformati.
Quando si parla di tecniche di preparazione, ci si riferisce all’esperienza degli artigiani, agli strumenti utilizzati, ai tempi scelti per la preparazione, mezzi e metodologie, anch’esse tramandate, a loro volta con una memoria storica.
Per sapere, poi, da cosa sia stabilita la caratterizzazione dei prodotti tipici, bisogna fare riferimento alla loro regolamentazione giuridica.
Esiste una denominazione di tipicità regolamentata ovvero un marchio che identifica i prodotti tipici e che ha come scopo la salvaguardia dei produttori e dei consumatori.
Per tutti i prodotti alimentari tipici riuscire ad ottenere un marchio di qualità significa rispondere a canoni specifici richiesti dai disciplinari.
Dal 1992 è entrata in vigore la normativa europea dei marchi DOP, IGP e STG e successivamente quella relativa ai P.A.T. (Prodotti agroalimentari tradizionali). |